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lunedì 3 marzo 2008

THE IN SILENT TRAVELING TALES: LE SILENTI INDAGINI DELL'ISPETTORE MUTO

Aereoporto di Abu Dhabi

Aeroporto di Abu Dhabi, Emirati Arabi / Abu Dhabi International Airport, United Arab Emirates


Sono le 2.30 del mattino. Il mio aereo, diretto in estremo oriente, compie uno scalo intermedio ad Abu Dhabi. La sosta, benchè ampiamente prevista, non per questo risulta meno fastidiosa.
Ma chi sta parlando ?
Ho dimenticato di dirvelo e mi presento: sono un ispettore di polizia, P. Muto, per verità un sovraintendente capo, come molti vorrebbero spingermi a dire. Il mio ritratto è presto fatto: un misero impiegato con un matrimonio fallito alle spalle. Cambiando l’ordine dei fattori, un impiegato fallito con un misero matrimonio alle spalle, il risultato e la piattezza della mia vita rimane la stessa. Per cercare di evadere dal grigiore della mia esistenza avevo deciso di intraprendere un viaggio, in quell'estate del '94, sfruttando gli arretrati di tre anni di ferie mai godute.
Mi ero recato in una agenzia di viaggio dove una logorroica signorina mi aveva travolto con un torrente di chiacchere, concludendo che quella combinazione volo + albergo per Singapore era veramente imperdibile. Stordito dalla sua verbosità, non ero riuscito a replicare e avevo acquistato questo straordinario pacchetto.
Tornando ai fatti, l'aereo era felicemente atterrato con un paio di sobbalzi lungo la pista. Ma la notizia veramente tragica ci fu data poco dopo. Dovevamo tutti scendere dal velivolo, a prescindere dalla destinazione, dicendo definitivamente addio alla possibilità di dormire per quella notte. Mentre imprecavo fra me e me contro la mala sorte, sentii alle mie spalle una voce morbida ed suadente dire: - E' sua questa ? -
Mi voltai e vidi un sorridente signore di mezza età, elegantemente vestito, che reggeva in mano la mia sciarpa. I capelli argentei, la barba bianca, l'aspetto curatissimo erano in stridente contrasto con il mio viso da letto disfatto, l'abito stazzonato. Conquistato dal garbo della persona, lo ringraziai e il mio cattivo umore sfumò in pochi attimi. Al core gentile para sempre amore.
Vagai per l'aeroporto alla disperata caccia di un caffè; incontravo solo gioiellerie di lusso. Odio lo shopping in genere, figuriamoci quello dei diamanti alle tre del mattino !
Ad ogni angolo mi imbattevo in nugoli di poliziotti, colleghi d'oltremare, che chiacchieravano beatamente fra di loro.
In realtà, volendo precisare, io non faccio parte di alcuna sezione investigativa. Lavoro in uno squallido ufficio pieno di polverose scartoffie. Il mio diretto responsabile è il Dr Sordo. Come potete ben immaginare la nostra è una coppia assortita malissimo. Lui, a dispetto del suo nome, con un udito finissimo e particolarmente loquace, io, muto di cognome e di fatto. Questo, non già per superbia o alterigia, ma perché, nella maggior parte dell’occasioni non so proprio cosa dire. Nel mio intimo però, ritengo che in numerosi casi della vita ci voglia molto più coraggio a tacere.

Finalmente venne impartito l'ordine di rientro all'ovile. Seduto con la cintura allacciata aspettai nervosamente la conclusione delle operazioni di imbarco. Le cose però non andavano per il verso giusto: qualcuno dei passeggeri non era ancora tornato. Guardando in giro, mi accorsi che risultava vuoto proprio il posto del mio distinto interlocutore. E capii anche, dai discorsi dell'equipaggio, che una delle hostess era mancante all'appello. Non sono un moralista, ma che quell'anziano mandrillo, per soddisfare i suoi appetiti sessuali, dovesse tenere in scacco l'intero aereo era veramente troppo. Poteva sfogarli a destinazione, accidenti a lui ! Finalmente, ecco arrivare la ragazza; davvero graziosa, sembrava un poco provata e palliduccia. Spiegò al comandante di essersi sentita male in una delle toilette dell'aeroporto. La scusa non pareva un gran ché. Sperai che trascorsi i cinque minuti canonici per salvare le evidenti apparenze, qull'individuo ponesse fine alla nostra inqualificabile attesa. Non fu così. Alla fine venne annunciato che occorreva scaricare il bagaglio del passeggero scomparso e partimmo con quasi tre ore di ritardo.


Fermo ad un incrocio non lontano da Raffles City, attendevo pazientemente le decisioni di un semaforo. Erano ormai due giorni che mi chiedevo cosa mai fossi venuto a fare a Singapore. Quando il segnale divenne favorevole mi accinsi ad attraversare la strada. Alzai lo sguardo e vidi, con sorpresa, che dall'altra parte del marciapiede avanzava l'uomo dell'aereo, la causa dei nostri guai. Non era solo. Accelerai automaticamente il passo. Era scattato dentro di me il verde degli splendidi occhi color smeraldo della ragazza che gli dava il braccio. ... (Continua 1)

Raffles City, Singapore

Raffles City, Singapore

2 commenti:

John ha detto...

Thank goodness there was an english translation haha i couldnt read that one..

In Silence Traveling ha detto...

@John. English translation of this Post will be available in the next few weeks. We remove "read this post in english" until the traslation will be accomplished. Sorry for that and thank you for your comment